Cinema

Breve guida alla visione di Inside Out

Sabato pomeriggio davanti al computer visione in streaming dell’ultimo lungometraggio Pixar, Inside Out. Dopo un’ora e mezza letteralmente a bocca aperta. Il film diretto con la consulenza di neuroscienziati e psicologi è un piccolo capolavoro dal messaggio potente e da una sapiente originalità nel mescolare precisi rifermenti scientifici con una fantasia che cattura. 
Da “scienziato” della mente proverò a buttarvi giù un decalogo di riferimenti alla teoria della psicologia presenti nel film, così da aiutarvi a gustare questa “chicca” fino in fondo.

Disconnect

 
Nell'ambito dell'iniziativa "Il cinema va all'università", proposta dall'ateneo pisano, nei mesi di gennaio, febbraio e marzo saranno proiettati 3 film che hanno come tema la relazionalità e le problematiche ad essa connesse. Vi proponiamo qui un commentro e un'introduzione alla visione del film proiettato questo gennaio: "Disconnect", il cui tema ruota attorno all'evoluzione dei rapporti individuali causati dall'avvento del web. Ci presenta la pellicola Roberto Cappai, studente del corso di laurea in Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione.
 
Disconnect è un film diretto da Henry Alex Rubin e sceneggiato da Andrew Stern. Presentato alla 69a edizione della Mostra del Cinema di Venezia e al Toronto Film Festival nel 2012, è uscito nelle sale italiane nel 2014.
            Si tratta del primo lavoro a soggetto di Rubin, già regista di diversi documentari tra i quali Murderball, dedicato al mondo del wheelchair rugby e candidato all'Oscar. Già qui si trovano le caratteristiche principali che esploderanno in Disconnect, in particolare la regia impassibile che tuttavia non impedisce alla macchina da presa di far sentire la sua presenza, e che consente una visione distaccata da parte del regista. Rubin documenta nel vero senso della parola, e quando commenta non lo fa cercando empatia o compassione: sceglie momenti significativi lasciando da parte il melodramma, in modo tale da non distogliere l'attenzione dello spettatore dal vero argomento del documentario, una sentitissima partita che vede la nazionale canadese di wheelchair rugby contrapposta a quella americana.
            Come lo stesso regista ha dichiarato numerose volte, anche in Disconnect la sua intenzione è stata quella di mostrare una serie di situazioni estreme, ma verosimili. Talmente verosimili che credo si possa parlare di un mockumentary, genere cinematografico nel quale eventi ovviamente fittizi vengono presentati come reali. Rubin, in effetti, ha ammesso di aver girato il film come fosse un documentario, cercando di stare in disparte attraverso espedienti inusuali come, per esempio, l'assenza (o quasi) di inquadrature dirette verso gli occhi degli attori, in modo tale da dare un senso di naturalezza.

Genio e Diverso “The Imitation Game”

"Può una macchina pensare come un essere umano? Molti dicono di no. Il problema è che è una domanda stupida. È ovvio che le macchine non possono pensare come le persone. Una macchina è diversa da una persona e pensa in modo diverso. La domanda interessante è poiché qualcosa pensa diversamente da noi vuol forse dire che non sta pensando?
 
La moda del Biopic, ossia del film biografico, prende di mira stavolta Alan Turing, uno dei santi protettori della cultura nerd oggi dominante, nonché vittima delle discriminazioni omofobe, nonché eroe di guerra inglese grazie alle sue abilità da crittografo.
La sua riflessione sulle possibilità di costruire una macchina pensante, quello che oggi si definisce computer, hanno contribuito non solo allo sviluppo dell’informatica, ma anche al progressivo affermarsi del modello cognitivista nella psicologia e nelle scienze cognitive, tanto che i suoi più famosi lavori sono stati pubblicati dalla rivista Mind, che si occupa principalmente di filosofia e psicologia.

Into the wild - Nelle terre selvagge

“La fragilità del cristallo non è una debolezza ma una raffinatezza"
 
Anni ’90, Christopher McCandless è un giovane borghese americano, neolaureato in storia e antropologia con il massimo dei voti, figlio esemplare di una società capitalista e consumista. Nella sua famiglia, in nome del successo e dell’apparenza, la menzogna diviene stile di vita e quell’assunzione di responsabilità, che deriva dall’affrontare dilemmi e verità, viene quotidianamente rimandata. Circondato da quest’assenza di credibilità, Chris adempirà tacitamente ai suoi “doveri” per intraprendere poi, solamente dopo la fine degli studi, una scelta tutt’altro che istintiva, che lo condurrà ad allontanarsi da ogni forma di legame affettivo, spoglio del "superfluo", zaino in spalla, nelle terre selvagge, fino all’Alaska. Una scelta estrema, una scelta al limite, condivisibile o meno, ma un’alternativa coraggiosa, un tentativo di sopravvivenza.

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