La Fiaba come valore e strumento educativo

La favola può essere certamente intesa come una specifica forma di linguaggio espressivo utile a far crescere i bambini e a potenziare in loro la capacità di parlare dei propri vissuti interiori. La psicologia di C.G. Jung ha fornito molti strumenti concettuali che permettono di cogliere il senso delle fiabe, i loro insegnamenti e gli effetti che queste hanno avuto da sempre in tutti noi. La psicoanalisi riconosce alla fiaba, poi, quell'attitudine espressiva dei "contenuti inconsci per i quali la mentalità collettiva non possiede un linguaggio"; per questo le favole si organizzano attorno a delle esperienze interiori che non sono interamente assimilabili e attraverso la fiaba "si stabilisce un movimento tra coscienza e inconscio" (Von Franz, 2007).
Sappiamo quindi che la psicoanalisi interpreta e riconosce la favola come una forma di comunicazione dominata dall'inconscio. Detto ciò possiamo poi domandarci quali siano i reali vantaggi che derivano dalla lettura delle fiabe ai più piccoli e quali benefici i bambini possono trarre effettivamente da questa speciale forma di interazione con l'adulto. 
In effetti, leggere e raccontare le fiabe ai bambini può rappresentare spesso una buona abitudine; il suo utilizzo, però, va ben oltre una consuetudine tramandata nel tempo proprio perché questa attività favorisce lo sviluppo di una serie di abilità specifiche e indispensabili per l'età evolutiva. Possiamo affermare che la narrazione della fiaba sia fondamentale per la crescita del bambino in quanto migliora le sue abilità cognitive, emotive e relazionali.
Attraverso questa pratica, difatti, il bambino apprende nuovi vocaboli, tempi verbali e modalità narrative via via sempre più complesse. Più in generale, la fiaba può essere intesa come un vero e proprio strumento utile allo sviluppo delle competenze linguistiche finanche una preziosa attività che prepara i più piccoli al mondo della scuola. Soprattutto se letta, la favola contribuisce all'alfabetizzazione linguistica ed è in grado di preparare il bambino alla scuola; un bambino che riceve letture quotidiane è in grado di sviluppare, infatti, un vocabolario più ricco ed articolato, può riuscire ad esprimersi meglio e può divenire un adulto più curioso e interessato alla lettura.
Secondo Jerome Bruner (1991), la favola permette anche lo sviluppo del cosiddetto "pensiero narrativo" rappresentato da quella abilità cognitiva attraverso cui le persone strutturano la propria esistenza e le danno significato; in questo modo, esso "è la forma del racconto, quel mezzo attraverso il quale l'uomo riesce ad organizzare la sua esperienza e l'interpretazione degli avvenimenti, strutturandoli nell'aspetto delle storie, delle giustificazioni, del mito".
L'attivazione del pensiero narrativo concorre anche allo sviluppo del pensiero razionale e del pensiero fantastico; in questo modo, attraverso l'ascolto della fiaba, il bambino impara a distinguere la realtà dalla fantasia attraverso la valutazione di quegli elementi narrativi che sono caratterizzati da specifiche sequenze temporali o dalla relazione di causa ed effetto e di quelli che invece trasgrediscono la logica e la razionalità.
Le fiabe permetto, inoltre, lo sviluppo della socialità e della moralità intese come capacità di convivenza sociale. Effettivamente il bambino, attraverso la scoperta del racconto, impara a conoscere alcune modalità relazionali positive, come la collaborazione e la solidarietà, oppure negative come la frode, l'inganno o l'invidia; ciò gli permette di avviare anche un dialogo interno rispetto a come è giusto essere e come è meglio comportarsi nei confronti dell'altro e del mondo. In aggiunta, la presenza confortante dell'esito positivo tipico delle fiabe suggerisce anche che sia ragionevole aspettarsi una ricompensa in risposta ad un atto coraggioso o impegnativo e che, più in generale, sia promettente avere fiducia nella vita e nel futuro.
Per ciò che concerne lo sviluppo emotivo e affettivo del bambino, il potere della fiaba è davvero notevole dal momento che, attraverso le favole, i bambini possono andare alla scoperta del proprio mondo emotivo. In questo modo, riescono ad entrare in contatto con le emozioni più profonde, imparano a riconoscerle e a nominarle in maniera congruente ed apprendono anche nuovi schemi di comportamento e modalità di risposta sempre più efficaci di fronte a situazioni difficili o di disagio. Tali abilità si sviluppano perché il bambino si immedesima nei personaggi del racconto e vive in prima persona tutte le loro vicissitudini emotive pur rimanendone protetto dalla presenza del genitore. La fiaba, in effetti, è un laboratorio di immagini che raccontano in forma simbolica delle esperienze di vita emotiva e ciò è possibile perché "l'immaginario è una via di collegamento con il mondo emozionale". Le immagini possono tradurre i vissuti emotivi in chi le produce e riescono pure ad evocare emozioni e sentimenti profondi in chi le osserva e sono una delle prime forme espressive del mondo emotivo, soprattutto quando il bambino non è ancora in grado di sviluppare una narrazione strutturata di ciò che sta provando; per questo sono fondamentali per la conoscenza di sé e per la consapevolezza della propria persona (Aldi, 2014).
Attraverso lo sviluppo delle abilità emotive i bambini acquisiscono anche quelle competenze relazionali utili nel legame con l'altro, nella comunicazione intersoggettiva e nei rapporti sociali. Come inteso ancora da Bruner (1991), infatti, "il racconto è una forma convenzionale che viene trasmessa culturalmente, è il mezzo attraverso cui costruiamo la nostra realtà e stabiliamo il nostro rapporto con gli altri".
La fiaba rappresenta quindi una di quelle forme di educazione utili a far sviluppare nel bambino quelle abilità, competenze relazionali e capacità espressive preziose per il suo processo di crescita.
Oltretutto la favola permette l'interazione con il genitore, rende prezioso il tempo da condividere e alimenta la relazione; attraverso la vicinanza dell'adulto il bambino può imparare a conoscere se stesso, il mondo che lo circonda e a divenire egli stesso un adulto consapevole e spontaneo.
 
 
RIFERIMENTI  BILBLIOGRAFICI
Aldi G (2014). Educare con le fiabe. Edizioni Enea. Milano.
Bruner J (1991). “La costruzione narrativa della ‘realtà’”. In Ammaniti M, Stern DN, Rappresentazioni e narrazioni, Biblioteca di cultura moderna Laterza, Roma-Bari.
Von Franz ML (2007). Il femminile nella fiaba.Bollati Boringhieri. Torino.