La ruminazione in età evolutiva

La Ruminazione è un fenomeno inspiegabilmente poco trattato in età evolutiva, ma dalle varie teorie che la definiscono, se ne deduce che è un costrutto particolarmente importante. In generale, ciò che contraddistingue la Ruminazione sono i pensieri ripetitivi, che come un chiodo fisso occupano la mente del soggetto e che riguardano sé stesso e il mondo che lo circonda.
Tale caratteristica ci porta a pensare che la Ruminazione possa essere un fattore cruciale in un gran numero di sindromi e disturbi psichiatrici, prima tra tutti la depressione. Infatti, diversi studi hanno dimostrato come la depressione sia uno dei maggiori problemi cui può incorrere un giovane adolescente, soprattutto di sesso femminile, e sottolineano come la Ruminazione agisca a questo livello. Per spiegare ciò, può essere utile riprendere uno studio di Hyde e coll. (2008), in cui si delinea il modello ABC della depressione adolescenziale:
 
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In primis, con questo schema osserviamo come lo specifico tratto temperamentale dell’emozionalità negativa, che include un’alta frequenza e intensità di stati affettivi negativi (paura, angoscia, frustrazione), predice lo sviluppo dei classici sintomi depressivi in età adolescenziale (15 anni). Ma la relazione tra questo tratto temperamentale e i sintomi depressivi è mediata da risposte cognitive maladattive, come la Ruminazione, che appare solitamente intorno ai 13 anni, e favorisce la depressione, mantenendo per lungo tempo l’umore depresso e incrementando la salienza delle emozioni negative.
Ricerche recenti hanno attestato che la Ruminazione è un costrutto correlato non solo alla depressione, ma, in maniera evidente anche all’aggressività, sotto forma di “Ruminazione Ostile”. Bambini con diagnosi di Disturbo da Comportamento Dirompente (DSM-IV-TR), in particolare Disturbo Oppositivo Provocatorio e Disturbo della Condotta, presentano questo processo cognitivo. Come sappiamo, per le loro caratteristiche, i Disturbi da Comportamento Dirompente entrano a far parte dei cosiddetti disturbi “esternalizzanti”. Con tale dicitura intendiamo una patologia caratterizzata da ipo-controllo ed incapacità nell’attivare processi di pensiero in grado di guidare il comportamento in maniera funzionale, ad esempio nel selezionare obiettivi, nel creare alternative possibili di soluzione ai problemi e nel prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Tutto questo si può sintetizzare con una sola parola: impulsività.
Dunque come può “pensare e ripensare” un bambino impulsivo? Il nostro studio presso l’Istituto Scientifico per la Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza “Fondazione Stella Maris” (Calambrone - PI) ci ha consentito di esaminare questo fenomeno e di spiegare come esso agisce nello scatenare comportamenti violenti e aggressivi.
Innanzitutto è necessario precisare come per Ruminazione Ostile si intenda un meccanismo cognitivo-affettivo attraverso il quale l’individuo pensa e in un certo senso “rivive” eventi che hanno scatenato la sua rabbia, esplorando mentalmente possibili azioni vendicative. E’ un fenomeno frequente soprattutto negli individui di sesso maschile e strettamente associato all’irritabilità, oltre che all’aggressività.  Ecco infatti ciò che accade: i soggetti tendono a rimuginare e produrre pensieri ripetitivi riguardo una loro esperienza negativa precedente che li ha fatti irritare (ad esempio un dispetto di un compagno di classe, un desiderio non soddisfatto dal genitore) e ciò incrementa la messa in atto di condotte aggressive e violente. Con lo scopo di indagare tali costrutti, abbiamo somministrato il Questionario I-R (Irritabilità – Ruminazione Ostile/Dissipazione).
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Le scale di Irritabilità e Ruminazione/Dissipazione colgono alcuni aspetti rilevanti della componente aggressiva: la scala di Irritabilità (Caprara, 1983) mira soprattutto a misurare la propensione dell’individuo a reagire impulsivamente e polemicamente alla minima provocazione; la scala di Ruminazione/Dissipazione (Caprara et al., 1985b) valuta la capacità del soggetto a superare più o meno rapidamente i sentimenti di rancore e i desideri di ritorsione connessi alle offese subite.
Abbiamo sottoposto al questionario un campione di pre-adolescenti, di sesso maschile, tra gli 11 e i 14 anni, aderenti al trattamento Coping Power program presso il servizio “Al di là delle nuvole” dell’IRCCS “Fondazione Stella Maris” e con diagnosi di Disturbo da Comportamento Dirompente, in particolare Disturbo Oppositivo Provocatorio. Dunque abbiamo confrontato i risultati dei nostri soggetti sperimentali con quelli di un campione di controllo (Caprara et al., 2007). Quest’ultimo è costituito da 249 ragazzi, con età media di 12 anni, facenti parte di un progetto longitudinale italiano che aveva lo scopo di investigare le determinanti e il decorso dell’aggressività, dalla tarda infanzia alla prima età adulta. E’ emerso che nel nostro campione clinico la Ruminazione è presente in grado maggiore rispetto all’Irritabilità.
Come possiamo spiegare questo risultato?
Possiamo pensare che i soggetti con alti livelli di Ruminazione abbiano usato in un primo momento i loro processi ruminativi come meccanismo di auto-controllo: infatti, essendo impegnati a rimuginare e a ripensare alla loro esperienza negativa, essi tendono a non sfogare subito la loro rabbia e aggressività, piuttosto si concentrano intensamente sui propri sentimenti di dolore e frustrazione derivati dalla minaccia da loro percepita, e cominciano a sviluppare desideri di vendetta e rivalsa. Dunque la Ruminazione Ostile diventa un fattore di mantenimento delle condotte aggressive, soprattutto se associata alla Sensibilità al Contesto. Quest’ultima è tipica di bambini con diagnosi di Disturbo da Comportamento Dirompente ed è definita come la tendenza a focalizzare l’attenzione sui più immediati e avversivi segnali ambientali ed interpersonali, attribuendo spesso, anche in casi di ambiguità, intenti ostili a chi si trovano di fronte. Ruminazione Ostile e Sensibilità al Contesto finiscono quindi per alimentarsi a vicenda: mentre continuano a pensare alla situazione, i bambini sono sovrastati dalla loro ipersensibilità alle situazioni avversive e questo non fa altro che alimentare aggressività e violenza, creando un circolo vizioso senza via d’uscita. Il disturbo di questi bambini risulta correlato quindi ad una distorsione socio-cognitiva, che altera la normale percezione della situazione presente e non consente ai soggetti di riflettere sulle conseguenze delle loro azioni. A tal proposito si può introdurre il concetto di “Moral Disengagement” (perdita del senso morale), descritto in un studio di Caprara e coll. (2012). Si tratta di un meccanismo caratterizzato da distorsioni cognitive che portano il bambino a considerare il ricorso alla condotta aggressiva e violenta come corretta e legittima nel soddisfare i propri interessi, determinando la comparsa di sistemi morali alternativi o addirittura l’assenza di moralità. Secondo questo studio sarebbe proprio tale elemento a mediare la relazione tra Ruminazione Ostile/Irritabilità e il ricorso all’Aggressività e alla Violenza, in assenza dei tratti di personalità Amicalità e Stabilità Emotiva.
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Diverse sono le possibili strategie terapeutiche che potremmo adottare per aiutare questi bambini a sopprimere il rimuginio mentale ostile. Ad esempio la “Terapia di Mindfullness” consiste in un trattamento volto a rendere il soggetto più concentrato sul momento presente e più consapevole di ciò che pensa e di ciò che prova. Nell’aiutare il paziente in ciò, si introduce in sede di trattamento un atteggiamento di “sospensione dell’azione”, attraverso il quale prima si cerca di capire insieme a lui il problema e poi di progettare un piano di risoluzione. Inoltre, dato che la Ruminazione risulta essere un meccanismo di autoregolazione per il soggetto, in corso di trattamento si potrebbero sfruttare i processi ruminativi disadattivi rendendoli utili e vantaggiosi, creando una forma alternativa di Ruminazione, in cui il soggetto, invece di focalizzarsi su eventi spiacevoli e sentimenti negativi, si distrae ponendo l’attenzione su ricordi felici e emozioni positive. E’ quello che ritroviamo all’interno del piano di intervento cognitivo-comportamentale denominato “Coping Power Program”, a cui è sottoposto il nostro campione sperimentale, presso l’IRCCS “Fondazione Stella Maris”. Questo modello è specifico per la gestione e il controllo dell’aggressività rivolto ai bambini dell’ultimo ciclo della scuola elementare e dei primi anni della scuola media, ma anche alle loro famiglie, della durata di circa 15-18 mesi e articolato in diverse sessioni. Il “Coping Power Program” propone quindi una sorta di ruminazione “funzionale” tramite l’introduzione di autoistruzioni verbali, suggerite al bambino dal terapeuta (ad esempio “Devo mantenere la calma”), durante la provocazione di un suo pari nell’ambito di una sessione di trattamento. Questo consentirà al bambino un maggior autocontrollo.
Bibliografia
Caprara G.V., (1983). La misura dell’aggressività: contributo di ricerca per la costruzione e la validazione di due scale per la misura dell’irritabilità e della suscettibilità emotiva, “Giornale Italiano di Psicologia”, X, 1, pp.107-127.
Caprara G.V., Borgogni L., Cinanni V., Di Giandomenico F. e Passerini S., (1985b). Indicatori della condotta aggressiva. “Giornale Italiano di Psicologia”, XII, 3, pp.515-539.
Caprara G.V., Paciello M., Gerbino M., Cugini C., (2007). Individual Differences Conducive to Aggression and Violence: Trajectories and Correlates of Irritability and Hostile Rumination through Adolescence, in “Aggressive Behavior”, 33, pp.359-374.
Caprara G.V., Alessandri G., Tisak Marie S., Paciello M., Caprara  M. G., Gerbino M. e Fontaine R.G., (2012). Individual  Differences in Personality Conducive to Engagement in Aggression and Violence, in “European Journal of Personality, Eur. J.Pers.
Hyde J.S., Mezulis A.H. e Abramson L.Y. (2008). The ABCs depression: integrating affective, biological and cognitive models to explain the emergence of the gender difference in depression, “Psychological Review”, vol. 115, no.2, pp.291-313.
Tesi di Laurea Triennale “Ruminazione e Aggressività in età evolutiva: uno studio clinico”. Corso di Laurea in Scienze e Tecniche di Psicologia Clinica e della Salute (Pisa).