Nuove tecnologie e promozione della professione: intervista a Carolina Strada

L’utilizzo della tecnologia nella pratica professionale non è certo una novità: dai training riabilitativi svolti al pc, all’utilizzo di videogiochi, fino ad ambiti di ricerca ormai non più pionieristici, come quelli legati all’Intelligenza Artificiale. Tuttavia, oggi sempre di più la psicologia ha a che fare con la tecnologia dell’informazione e della comunicazione: social network, pagine web e comunicazione a distanza. Queste tecnologie aprono spazi importanti per ripensare alle tecniche di promozione della professione e al modo stesso di svolgere le nostre attività professionali.
 
Chi è Carolina?
Nata a Firenze nel 1988, dopo una laurea in Psicologia Clinica e della Salute, l’abilitazione alla Professione e l’iscrizione all’Albo degli Psicologi (Ordine Psicologi della Toscana, n°7199) approfondisce il settore della criminologia e successivamente della psicologia del comportamento alimentare, avvicinandosi al mondo del fitness, dell’alimentazione e del benessere dell’individuo a 360°, sia fisico che mentale. Si occupa di sostegno psicologico per disagi che impediscono la crescita personale e il benessere della persona. In particolare, counseling alimentare e coaching sportivo.
 
Ciao Carolina e grazie per il tempo che ci dedichi.

  1. Quali tipologie di nuove tecnologie per la comunicazione utilizzi quotidianamente per svolgere la tua professione?

Per quanto riguarda la divulgazione, utilizzo in primis la mia pagina Facebook (Dott.ssa Carolina Strada –Psicologa del comportamento alimentare), che mi consente di arrivare alle persone in modo diretto ed essenziale, sia per condividere pensieri brevi, che offro come spunti di riflessione, sia per approfondire argomenti che reputo interessanti, attingendo anche dalle interazioni quotidiane con altri gruppi Facebook di cui faccio parte.Attraverso questi canali riesco a comunicare senza troppi tecnicismi, in maniera fruibile ed il più possibile immediata. Invece, per una divulgazione più centrata a spiegare la tipologia di lavoro che svolgo col cliente e le modalità di contatto che offro, mi avvalgo di un sito internet (Carolinastrada.it), in cui sono contenuti i miei articoli e le mie collaborazioni, anche multidisciplinari. Per quanto riguarda invece il lavoro vero e proprio (ovvero il sostegno e il counseling), oltre alla classica prestazione “vis a vis” in studio, ho deciso di avvalermi delle nuove tecnologie di video-comunicazione, come Skype. Reputo, infatti, il colloquio mediante videochiamata un’ottima soluzione da offrire a chi non possa raggiungermi di persona.
 

  1. Come queste nuove tecnologie possono aiutare nella carriera professionale?

Le tecnologie, per mia esperienza diretta, possono aiutare su più fronti. Aumentando le interazioni possibili, per quanto riguarda il professionista, possono favorire la comprensione dei bisogni della popolazione e contribuire ad offrire un tipo di servizio e di contenuti il più possibile di attualità, affinché la psicologia possa essere di maggiore aiuto al singolo e alla comunità. Per il cliente, invece, possono senza alcun dubbio servire a “conoscere” un professionista, comprendere di cosa si occupa e capire se può essere la soluzione ideale alle proprie necessità.
 

  1. Qual è l’impatto che una pagina web o Facebook può avere per promuovere la figura dello psicologo nella cultura generale?

La figura dello psicologo spesso non è “ben vista” dalla popolazione generale. Alcuni ancora pensano che siamo appannaggio di chi soffre di gravi disturbi mentali. Il mio intento, mediante la pagina Facebook, la divulgazione e l’interazione col pubblico, è quello di far comprendere invece quanto lo psicologo possa essere d’aiuto a tutte le persone che vogliono risolvere un problema specifico (anche di non grande entità, ma che provoca disagio) oppure migliorare il proprio stato di benessere in toto. Spesso infatti ci si trova in situazioni di disequilibrio o di insoddisfazione che, permanendo, contribuiscono a non poter godere la propria vita in modo appagante. Lo psicologo non necessariamente aiuta ad “uscire” da una situazione di profondo malessere, ma può contribuire al benessere (ad esempio, aumentare l’autostima, l’autoefficacia, l’amore verso se stessi) collaborando col cliente per ricercare e attuare le strategie più efficaci e funzionali ad una determinata situazione. Oltre a questo, nel mio caso specifico, il mio lavoro è incentrato sul far comprendere quanto alcuni “nodi” spesso non vengano sciolti perché si tirano i fili sbagliati. Ad esempio, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione, spesso non vi è una soluzione ad una situazione di sovrappeso o di “lotta contro il cibo” perché ci si affida a chi insegna “cosa” mangiare (dunque il nutrizionista) quando vi è piuttosto la necessità di comprendere “come” approcciarsi al cibo in modo equilibrato e sereno.  Molte volte, infatti, il rapporto col cibo è intrecciato a cognizioni, emozioni, schemi disfunzionali o altro, e occorre intraprendere un percorso personale che non riguarda solo la dieta, ma l’intero stile di vita, mediante il sostegno anche di uno psicologo.
 

  1. Esistono delle linee guida per le prestazioni psicologiche via internet?

Sì, sono state recentemente aggiornate rispetto a quelle pubblicate nel 2013. Le linee guida si articolano in 7 punti: etica, adeguatezza, competenza, aspetti legali, riservatezza, consenso e gestione delle crisi. In generale, i principi etici e le norme del Codice Deontologico si applicano, come per le prestazioni “tradizionali”, in studio, anche nei casi in cui le prestazioni vengano effettuate con il supporto di tecnologie di comunicazione a distanza. È responsabilità di ogni psicologo, prima di iniziare un intervento on line, valutare l’adeguatezza di tale strumento in base alle caratteristiche dell’intervento e dei soggetti coinvolti. gli psicologi dovranno fornire servizi on line entro i limiti della loro competenza derivata dalla loro formazione, che dovrà essere aggiornata, e dal possesso delle tecnologie adeguate, e dovranno rendere informati i propri clienti circa le loro competenze. Lo psicologo che offre prestazioni via internet dovrà inoltre comunicare al proprio Ordine l’indirizzo web presso il quale svolge tale attività, la tipologia di strumentazione software e la tipologia di media utilizzati. Per la custodia dei dati e delle informazioni si applicano le norme previste dalla normativa vigente. Gli psicologi devono (aggiornandosi costantemente) prendere tutte le precauzioni (ad esempio, le misure di sicurezza informatica) per proteggere e mantenere la riservatezza dei dati e delle informazioni relative ai propri clienti. Il consenso per i servizi di e-mental health deve affrontare le questioni chiave relative alla tecnologia, nonché il processo dell’intervento, tra cui: la privacy e la riservatezza, la struttura e la durata (tempi) dei servizi forniti, i rischi potenziali, le limitazioni dei rispettivi mezzi di comunicazione utilizzati. Infine, gli psicologi dovrebbero fornire riferimenti a strutture cliniche nella posizione geografica del cliente in caso di emergenza, prima di iniziare l’intervento on-line.(da “LINEE GUIDA PER LE PRESTAZIONI PSICOLOGICHE VIA INTERNET E A DISTANZA, in Digitalizzazione della professione e dell’intervento psicologico mediato dal web” COMMISSIONE ATTI TIPICI, OSSERVATORIO E TUTELA DELLA PROFESSIONE, 2017, Consiglio Nazionale Ordine Psicologi).
 

  1. Professionalità e fiducia a distanza. Come gestire il rapporto psicologo-paziente quando questo non é fisicamente davanti a noi?

Il setting a parer mio non è solo il luogo dove avviene la comunicazione, quanto piuttosto il significato della relazione tra lo psicologo e il cliente. Se necessario, può essere approfondito in sede di colloquio vis a vis, questo significato che si dà all’interazione stessa, ma nella maggior parte dei casi non trovo (e non percepisco) difficoltà nella gestione dell’utilizzo della nuova tecnologia a distanza. Sono convinta che la professionalità e la fiducia siano valori che possano esplicarsi al di là dell’esclusivo approccio fisico e diretto a colui a cui si intende affidarci. Spesso infatti lo psicologo viene scelto “a distanza” proprio perché si è imparato a conoscere, come ho già detto, mediante la sua opera di divulgazione e interazione, e questo ha “rotto il ghiaccio” nel decidere di avere un sostegno. Credo infatti non sia facile per nessuno stabilire di affidarsi a qualcuno “alla cieca”, seppur vicino fisicamente.
 

  1. Gli psicologi da sempre si occupano di comunicazione. Come si modifica la comunicazione quando questa è a distanza secondo te?

Bisogna cercare di comprendere cosa si intende per distanza. La distanza può essere fisica ma molte volte può essere percepita anche quando ci si trova vicini. A parer mio, ad oggi, se utilizzati nel modo giusto, i nuovi mezzi di comunicazione più che allontanare possono servire ad avvicinare la figura dello psicologo alla popolazione. Ed è quello che, nel mio piccolo, mi prefiggo di fare ogni giorno.