Una partita ancora tutta da giocare

La scelta peggiore, nei grandi momenti di tensione e cambiamento che a volte si incrociano nelle strade della nostra vita, è ragionare con la pancia invece di usare la testa. Perdere la capacità di analizzare in modo razionale i fatti e farsi prendere dalle vampate delle emozioni è una reazione deleteria e controproducente.
Tra gli studenti dei Corsi Triennale e Magistrale di Psicologia di Pisa sta montando un senso di pessimismo e rassegnazione alimentato dalla reazione irresponsabile di alcuni degli studenti stessi. Ovviamente si tratta di casi isolati a fronte della grande maggioranza che sta lottando con le unghie e con i denti e che è arrivata all’incredibile cifra di 2300 firme per la petizione del 17 Dicembre.
Proverò a fornire una fotografia soggettiva, ma più veritiera possibile, della situazione sviluppatasi in questi mesi di grande travaglio e confusione.
La psicologia a Pisa indubbiamente si trova di fronte ad un bivio, sarebbe sciocco negarlo. Il rischio di chiusura esiste e per questa ragione i rappresentanti degli studenti, ma anche, nel suo piccolo, questo giornale stanno chiamando alle armi tutti gli attori coinvolti nella vicenda: studenti, professori, ed amministratori dell’Unipi.
La partita è ancora completamente aperta, ma è fondamentale sottolineare due aspetti che si stanno tralasciando nell’opinione comune:
1)      Il bivio di fronte a cui ci troviamo non si riassume nelle due alternative tra la chiusura dei Corsi e la sopravvivenza degli stessi in maniera precaria, senza valore scientifico e con scelte al ribasso. Se i Corsi si salvassero infatti, come riferito dal Presidente del Dipartimento di Patologia di Pisa Riccardo Zucchi ai rappresentanti degli studenti, ciò avverrebbe attraverso l’assunzione di nuovi docenti di altissimo valore professionale, e/o con l’integrazione con un altro Ateneo italiano dal livello scientifico elevato.
2)      La risposta tra chiusura e rilancio avverrà a breve, entro la Primavera, consentendo agli studenti di decidere in serenità e si sostanzierà in un progetto a lungo termine che eliminerà il fantasma della chiusura per i prossimi anni e non ottobre per ottobre.
 
Questi due punti sono fondamentali per comprendere che il futuro è tutto nelle nostre mani e chi si arrende oggi quando mancano 10 minuti alla fine della partita ed il punteggio è ancora sullo zero a zero porterà con sé una responsabilità pesante ed ingiustificabile.