clinica

Funzionamento cognitivo nel disturbo ossessivo-compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo è una patologia psichiatrica molto complessa e allo stesso tempo molto eterogenea. L'eterogeneità di tale malattia deriva dal fatto che le ossessioni che occupano la mente dei soggetti possono riguardare tematiche molto diverse tra loro, dunque la sintomatologia può manifestarsi in modalità estremamente differenti da paziente a paziente (APA,2013).

Questa caratteristica ha contribuito e contribuisce tuttora a rendere molto difficile l'individuazione di un profilo di funzionamento chiaro e univoco. Infatti, a livello nosografico, classificare e categorizzare il disturbo ossessivo non è stato compito facile. Se nella storia della psicopatologia è sempre stato considerato un disturbo d'ansia, oggi, con la quinta edizione del DSM, siamo di fronte a una modifica sostanziale: l'esclusione di questa sindrome da tale categoria e la creazione di un'entità nosografica autonoma (APA,2013).

Il buffer episodico nella clinica: agire con cura

Marco Rossi di Domodossola lavora in banca fino alle 6 di sera. Terminato l'orario di lavoro si dirige verso il bar del Forte dove è solito incontrare il suo amico Pino per un aperitivo. Dopo più di un'ora di attesa il suo amico non si è fatto ancora vedere e Marco preoccupato telefona a casa sua per avere informazioni. La moglie gli riferisce che Pino è stato trattenuto ad una riunione e che non tornerà prima di cena.

Esplorare le esperienze in prima persona in psicologia clinica

Questo mese, per poter meglio cogliere l’occasione di riportare quanto discusso al XVI Congresso Internazionale dell’Associazione Italiana di Psicologia (sezione Clinica e Dinamica), l’articolo non rientrerà nell’ambito teorico di questa rubrica.Al congresso, svoltosi al Polo Didattico Porta Nuova di Pisa Domenica 21 Settembre 2014, ho assistito al simposio dal titolo “Esplorare le esperienze in prima persona in psicologia clinica: alcune ricerche empiriche con il metodo CQR ed altri metodi qualitativi ermeneutico-fenomenologici”, proposto dal prof. Stefano Blasi dell’Università di Urbino e discusso dal prof. Nino Dazzi dell’Università di Roma la Sapienza.
 

Come la ricerca contribuisce alla clinica? E.M.P.A.T.H.Y, un protocollo osservazionale nella stanza della terapia

La clinica e la ricerca in psicoterapia sono due aspetti spesso scissi e messi in contrapposizione, sebbene un dialogo ed un’integrazione reciproca siano necessari ed auspicabili. Un esempio ben riuscito di tale connubio è lo sviluppo di protocolli clinici definiti a partire dalle ricerche scientifiche in psicoterapia.

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