Etichettamento, stigmatizzazione e salute mentale

L’etichettare è uno strumento linguistico-cognitivo che utilizziamo per facilitare la comprensione dell’ambiente che ci circonda e per snellire la comunicazione. E’ infatti un’euristica mentale che permette di non passare sotto il vaglio della corteccia preferontale ogni esperienza della nostra quotidianità. Ad esempio, chiamiamo le persone di colore “extracomunitarie” (anche se probabilmente sono della nostra stessa nazionalità e magari sono anche nati nella nostra stessa città) solo basandoci sull’aspetto esteriore. In breve, abbiamo bisogno di interpretare la realtà in maniera rapida e ci serviamo di queste scorciatoie mentali. Totalmente adattive da un punto di vista evoluzionistico, ma iatrogene quando parliamo di psicologia clinica.

 

“Neuropsychological Criteria for Mild Cognitive Impairment Improves Diagnostic Precision, Biomarker Associations, and Progression Rates”; Bondi et al., (2014)

In this article, I will briefly describe the paper “Neuropsychological Criteria for Mild Cognitive Impairment Improves Diagnostic Precision, Biomarker Associations, and Progression Rates”, published in 2014 by Mark W. Bondi, Emily C. Edmonds, Amy J. Jak et al., in the Journal of Alzheimer’s Disease. Most of this text is literally taken from the article of Bondi et al., (2014). The full text is free available online.
 
INTRODUCTION

Attività fisica: una nuova risorsa per combattere il declino cognitivo

Il declino cognitivo legato all’invecchiamento è un argomento caldo all’interno della riabilitazione neuropsicologica. Con l’avanzare delle aspettative di vita, sono aumentate le patologie che hanno nell’età il principale fattore di rischio, come le demenze. Attualmente non esistono ancora strategie terapeutiche risolutive, ma l’unica costante che unisce tutte le proposte è la precocità dell’intervento, ossia agire durante le primissime avvisaglie di malattia.

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