Articoli più letti oggi

  • Sleep Slow Oscillation (SSO): nuove frontiere della psicofisiologia del sonno. Parte 1

     
    Jacopo Agrimi e Andrea Zaccaro
    Sleep Slow Oscillation (SSO): definizione e prime interpretazioni
    Nel 1993 un cambiamento di paradigma teorico-sperimentale ha caratterizzato la storia della fisiologia del sonno e delle sue funzioni: Mircea Steriade, Igor Timofeev e Florin Amzica identificarono che le fasi di sonno profondo sono sostenute da uno specifico comportamento cellulare.

  • I feral children: quando gli umani crescono da non-umani

    deprivazione culturale, linguaggio, isolamento, evoluzione

    Cosa accadrebbe se un individuo appartenente alla specie umana venisse privato di quegli aspetti che sono le prerogative dell'essere umano, ovvero la cultura, la socialità e il linguaggio? In termini concreti, come si svilupperebbe un umano se per anni vivesse e crescesse nel pressoché totale isolamento dai contesti umani e culturali? Potremmo essere portati a pensare che simili argomenti siano presenti soltanto nella fervida fantasia di alcuni romanzieri o cineasti del passato, ma sono realmente esistiti casi di bambini cresciuti in uno stato di estrema deprivazione sociale. Si tratta dei feral children, e le loro incredibili vite contengono storie tragiche e spesso raccapriccianti.

  • Coerenza e coraggio di cambiare

    Jacopo Agrimi   

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    “La sola virtù della coerenza è la prevedibilità, troppi la usano semplicemente per evitare di rischiare.”
                    Alfred Adler
                                                                                     Questo che segue è un editoriale inusuale, perché riguarda la natura di questo giornale, il coraggio di cambiare ed in fondo anche un po’ il pensiero di chi lo anima in prima persona.
    In questo mese infatti come direttore e come redazione abbiamo avuto un proficuo scambio di idee con la Dott. Bossa e la Prof. Berrocal che ci hanno consentito di metterci in discussione, di migliorarci, forse anche, e lo dico con un pizzico di presunzione, di crescere ed offrirvi un prodotto di maggiore qualità e più chiaro nelle sue finalità. Se, come afferma Umberto Eco, parafrasando Guglielmo da Ockham, l’essenza delle cose risiede nel loro nome, proprio dal nome del giornale siamo partiti per modificarne in parte il taglio e la natura.
    In redazione, abbiamo convenuto di cambiare il sottotitolo del giornale da "della formazione in psicologia a Pisa" in "di informazione in psicologia". Ci sembra infatti una dicitura meno fuorviante e anche più svincolata dall'attribuire eventuali imprecisioni o polemiche al nostro Corso di Laurea, tutelandolo.
    Seconda e più importante questione riguarda il metodo. Dopo avere riflettuto a lungo abbiamo infatti deciso, per limitare al minimo la diffusione di informazioni fuorvianti a terzi su temi scientifici, di:
     1) Concentrare il maggior numero di articoli su servizi di inchiesta descrittivi di iniziative territoriali. Ad esempio la cronaca di ciò che accade in campo psicologico e della salute in Toscana. Ma anche conferenze, congressi o inchieste sulle esperienze dei servizi territoriali e di volontariato. In questo modo passeremo ad un taglio più giornalistico e vi apriremo una finestra su esperienze di cura ed aiuto straordinarie, ma spesso misconosciute.
     2) Gli articoli di natura più "scientifica teorica" saranno, prima di essere pubblicati, sottoposti a revisione di esperti qualificati del settore, anche del nostro stesso Ateneo, così da elevarne la qualità ed evitare imprecisioni.
     3) Tenteremo di implementare al massimo lo spazio di risposta da parte degli esperti attraverso lettere al giornale.
    Con questo spirito sono felice di integrare il lavoro di Andrea Zaccaro sulla psicofisiologia della Mindfulness con il contributo della dottoressa Bossa che ci ha offerto una visione della stessa non limitata alle sue peculiarità psicofisiologiche e ci ha tutelato dal rischio di ingabbiare il costrutto nei confini angusti del rilassamento con cui non deve essere confuso.
    Mi permetto di riparafrasare qui alcune parole della docente.
    “La mindfulness non ha l’obiettivo di indurre rilassamento, non è questo l’obiettivo, anzi, è proprio il contrario. Il fine è quello di osservare in modo consapevole e non giudicante tutto ciò che è contenuto nel “qui ed ora”. La novità rispetto alle terapie tradizionali è proprio questa: viene fatto  spazio anche agli eventi privati negativi (pensieri, emozioni) che ci fanno soffrire. In questo modo  si riduce  anche lo stress che ne deriva, ma solo come effetto secondario. Diversamente, il rilassamento si colloca nella prospettiva tradizionale, che tende a eliminare tali eventi privati negativi, conditio sine qua non per avere una vita degna per noi.  Il rilassamento, nella prospettiva delle cosiddette “terapie di 3° generazione” è considerato una forma di evitamento esperienziale. All’evitamento, le moderne terapie  di 3° generazione mindfulness based, contrappongono la disponibilità e l’accettazione.
    La mindfulness è uno stato di particolare attenzione e consapevolezza e non può essere considerato grossolanamente a metà tra la veglia e il sonno, sarebbe “un’offesa” per la veglia, il sonno e la meditazione.”
    Mantenendo coerentemente, lo spirito critico di questo progetto vi aspetto per i prossimi editoriali. Continueremo ad immergerci nell’esplorazione del rapporto tra psicologia e discipline di “confine” con due nuove inchieste: la prima sulla terapia del dolore in medicina e la successiva sul rapporto tra antropologia e malattie psichiatriche.
     

     

  • La ruminazione in età evolutiva

    La Ruminazione è un fenomeno inspiegabilmente poco trattato in età evolutiva, ma dalle varie teorie che la definiscono, se ne deduce che è un costrutto particolarmente importante. In generale, ciò che contraddistingue la Ruminazione sono i pensieri ripetitivi, che come un chiodo fisso occupano la mente del soggetto e che riguardano sé stesso e il mondo che lo circonda.

  • Carcere: l'urlo di chi non ha voce

    "Quello che si sa è che una volta gettati in galera non si è più cittadini
    ma pietre, pietre senza suono, senza voce, che a poco a poco
    si ricoprono di muschio"
     
    Le carceri esplodono, eppure incombe la solitudine e la depressione sembra essere caratteristica comune. Agghiacciante è il destino di chi arriva a «fine pena» che difficilmente riuscirà a reinserirsi o a trovare una società pronta a dargli una seconda chance.

  • Un premio Nobel e le nuove frontiere della psicologia

    "Il giorno in cui Cristoforo Colombo scoprì L'America nessuno se ne accorse, ma la storia dell'umanità sarebbe cambiata per sempre."  M. Messina. Poche parole efficaci per esprimere un concetto cruciale: nel momento in cui la scienza o meglio la conoscenza apre nuove frontiere la visione comune della gente impiega del tempo per modificarsi,  ma si è comunque entrati in un nuovo “paradigma” culturale. Da quel giorno del 1492 la terra sarebbe stata “rotonda”. Negli ultimi 30 anni le “neuroscienze” ci hanno introdotto in un nuovo paradigma culturale. Riparafrasando Kuhn, singole scoperte scientifiche veicolate da nuovi strumenti tecnici, ridisegnano le mappe della scienza in continua mutazione: Le caravelle di Colombo, il telescopio di Galileo, la risonanza magnetica funzionale (fMRI) sono tutti esempi di strumenti a servizio della conoscenza umana. Quando si entra in un nuovo paradigma culturale automaticamente diventa necessario riscrivere le mappe delle discipline scientifiche e in alcuni casi mettere in discussione la loro stessa identità. Così confini tra saperi che sembravano invalicabili si sbriciolano rimescolando le carte delle professioni. Nel nostro ambito  un esempio lampante riguarda il Premio Nobel 2014 per la Medicina e la Fisiologia vinto niente di meno che da tre PSICOLOGI. John O’Keefe,  nato il 1939 a New York,  ha conseguito un dottorato in Psicologia fisiologica presso la McGill University (Canada) nel 1967.  May-Britt Moser nata a Fosnavåg, in Norvegia, nel 1963, ha studiato psicologia presso l’Università di Oslo, insieme con Edvard Moser, che sarebbe diventato suo marito, coovincitore del Premio. Si deve ad O’Keefe l’individuazione dei “neuroni di posizione” situati nell’ippocampo,  detti place cells: La loro funzione consente di rispondere alla domanda «dove mi trovo?». I neuroni “a griglia” (grid cells), scoperti dai Moser sono invece situati nella corteccia entorinale. Lavorando in sinergia alle place cell permettono di rispondere alla domanda «dove sto andando?». Queste tre persone non sono finite nella storia del premio di Stoccolma per caso, tantomeno è casuale la loro professione in questo contesto. Da alcuni decenni a questa parte nel mondo scientifico è successo qualcosa prima di impensabile: osservare il funzionamento del cervello umano in vivo. Da questa svolta è sorto un fervente dibattito poiché lo studio del cervello si interseca necessariamente con lo studio della mente. Qui la controversia, ma anche la grande occasione: di colpo tre scienze, psicologia,  medicina e biologia, si son trovate in un rapporto di forte dialettica tra loro, con una quarta, la filosofia, a fare da arbitro incapace di dare risposte convincenti poiché il suo stesso impianto è messo in discussione fin nelle fondamenta dallo studio del "pensiero che si fa carne". Per anni la parte più conservatrice dei medici ha provato a ridurre le neuroscienze in recinti riduzionisti. Piano piano però la psicologia, quella non dogmatica, uscita dal perimetro rigido delle scienze sociali pure, ha cominciato a riprendersi quel terreno. Non ho certo la competenza per affermare su quali basi debba rifondarsi la nostra disciplina, ma penso che uno dei suoi doveri odierni sia servirsi del proprio bagaglio teorico, sviluppato in un secolo di studi,  per interpretare il dato grezzo che esce da strumenti come l'fMRI o PET. Se non lo facciamo noi chi altri?  La differenza tra mente, intesa come forma astratta, e sistema nervoso, inteso in un’accezione globale e nei suoi rapporti complessi con l’intero organismo, si è fatta così labile da poter parlare di due entità teoriche in continuo dialogo. La psicologia si rimodula e si trasforma, non abbandona, e non deve abbandonare  i suoi strumenti classici, ma li affianca ad altri che le permettono di tracciare nuovi sentieri nei quali la medicina tradizionale si era perduta. Ad esempio il rilancio del modello di ricerca traslazionale: comunemente intesa come ricerca di base con possibilità di trasferimento alla clinica.  La psicologia si rafforza anche nella ricerca animale sui mammiferi inferiori (nel rispetto di un codice etico che preservi le cavie dal dolore fisico e dai maltrattamenti) come modello potente di previsione dei meccanismi psicofisiologici nell’uomo, i lavori sul topo che hanno portato alla vittoria del premio Nobel ne sono un esempio lampante. L’altra grande sfera di competenza in cui  la nostra disciplina deve avere un ruolo elettivo è quella di prevenzione della salute e della diffusione del benessere: l’osservazione e la manipolazione degli stili di vita quali alimentazione, monitoraggio dei ritmi circadiani, modulazione della vita lavorativa, gestione dello stress sono uno strumento fondamentale di mantenimento del benessere sociale. La psicologia ha il dovere di promuovere la  trasformazione del  concetto di salute da “assenza di malattia” a quello di benessere globale della sfera sociale e psico-fisica dell’individuo. Inoltre in una popolazione sempre più anziana la gestione delle patologie croniche sempre più diffuse diventa elemento importantissimo per una sanità che era stata costruita quasi solo per la gestione delle emergenze.  Lo psicologo oggi si guarda allo specchio e si domanda, a volte con lecito timore, quale sia la sua identità scientifica e professionale. La risposta è tutt’altro che banale. Potrebbe risiedere in piccola parte nell’articolazione della nostra professione in competenze differenti e più specifiche senza abbandonare però una imprescindibile visione di insieme. Sicuramente la domanda apre una riflessione molto più complessa, che va ben al di là dell’organizzazione interna della materia e ci interroga su questioni di competenze professionali,  ma anche epistemologiche. Non ho certo la presunzione di azzardare una risposta, che non conosco, eppure credo che su questa rotta sia tracciata il crocevia di una disciplina dal potenziale enorme, disciplina che non deve commettere l’errore di fare finta che la terra sia ancora piatta.

  • Psicologia fuori dai confini: diventare psicologi in Portogallo

    (Prefazione di Dario Menicagli)
    Questa volta ho voluto variare un poco i temi trattati dalla rubrica e dare spazio ad uno scorcio di psicologia vissuta attraverso il racconto di Maria Forte, un'amica ed ex studentessa di Pisa. Dopo aver completato gli studi in psicologia a Bologna, Maria ha preso l'inconsueta e avventurosa decisione di svolgere il tirocinio post-laurea fuori dall'Italia, un'esperienza che tutti i futuri psicologi possono fare, ma che spesso, rinunciando all'intrapredenza, viene accantonata.
    Sperando che possa motivare chi ancora deve intraprendere i 12 lunghi mesi di tirocinio nel fare una scelta non solo professionale, ma formativa nel senso vero del termine, vi propongo e vi lascio al breve "diario di viaggio" di Maria:
     
    La specialistica è finita, anche questa è andata!
    La tensione degli ultimi giorni piano piano scompare ma permangono euforia e adrenalina alle stelle. Passa qualche giorno, e ora?

  • Coscienza e Linguaggio: Linguaggio della Coscienza e Linguaggio per la Coscienza

    A partire da Aristotele, i concetti mentali rappresentano le basi per lo sviluppo dei "segni" naturali del pensiero: quest'ultimo, come afferma anche lo stesso Platone, è considerato come "il parlare a se stessi", cosicché, già tra i maggiori pensatori della Grecia classica, è presente una visione in cui linguaggio e coscienza sono intimamente interconnessi.

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