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Che cos’è il Binge Eating Disorder?

Molto spesso quando si parla di obesità e di soggetti obesi si crede, erroneamente, di riferirci ad una condizione di mancanza di volontà da parte di un soggetto che mangia più del dovuto e non riesce a smaltire, in nessun modo, le calorie assunte. Non è sempre così. Possono intervenire delle condizioni psicopatologiche capaci di modificare i delicati meccanismi biologici che regolano la ricerca di cibo, la percezione di sazietà e i meccanismi di reward. Il binge eating può essere una di queste condizioni. Nella  sua forma più grave è attualmente inserito tra i disturbi psichiatrici del DSM-V (American Psychiatric Association, APA, 2013), all’interno dei Disturbi della Nutrizione dell’Alimentazione. 

Ma che cos’è il Binge Eating Disorder (BED, o Disturbo da Alimentazione Incontrollata)? Esso è caratterizzato dalla presenza di ricorrenti abbuffate, episodi in cui il soggetto mangia molto più cibo, in un breve periodo di tempo, rispetto a quanto la maggior parte delle persone farebbe in circostanze analoghe. Queste si associano a sentimenti di perdita di controllo (loss of control, LOC). Soggetti con un BED possono mangiare molto velocemente, anche quando non sono affamati e provare sentimenti di imbarazzo o di disgusto per se stessi, sensi di colpa, arrivando a mangiare da soli per nascondere il proprio comportamento. Questo disturbo viene diagnosticato quando è associato a notevole disagio e quando le abbuffate si verificano, in media, almeno una volta alla settimana per tre mesi (APA, 2013). Tali soggetti rimangono intrappolati nei propri meccanismi psicopatologici, da cui non riescono ad uscire e che si ripercuotono a livello fisico attraverso l’eccessivo accumulo ponderale. Una condizione molto simile a quella che avviene nella Bulimia Nervosa differenziandosi, tuttavia, da quest’ultima per l’assenza di condotte compensatorie (vomito autoindotto, uso di lassativi, uso di diuretici, eccessiva attività fisica) (APA, 2013).

La prevalenza del BED nella popolazione generale è dell’5%, mentre nei pazienti in trattamento dietetico è del 30% e nei pazienti obesi con un BMI > 40 del 50%. I pazienti candidati a chirurgia bariatrica presentano un tasso di BED del 37.5-49% (Walsh & Boudreau, 2003; Niego, Kofman, Weiss, & Geliebter, 2007; Sansone, Schumacher, Wiederman, & Routson-Weichers, 2008).Rispetto alla Bulimia Nervosa è presente una maggiore prevalenza nel sesso maschile (circa il 25%) e in alcune minoranze etniche, come per esempio gli afro-americani (AIDAP, 2015).

Cosa porta però questi soggetti all’abbuffata? A livello comportamentale e psicologico, esistono tre teorie principali sull’eziologia dell’abbuffata: la teoria psicosomatica (Bruch, 1973), la teoria dell’esternalità (Schachter, 1971) e la teoria della restrizione (Polivy & Herman, 1985). 

La teoria psicosomatica si focalizza sull’emotional eating: mangiare in risposta ad emozioni negative come tristezza e sconforto. È stato dimostrato il contributo dell’emotional eating negli episodi di binge eating: soggetti con un BED riportano una tendenza significativamente maggiore a mangiare in risposta a stati emotivi negativi rispetto a soggetti di controllo (Pinaquy, Chabrol, Simon, Louvet, & Barbe, 2003). 

La teoria dell’esternalità si focalizza sull’external eating: mangiare in risposta a stimoli alimentari, quali la vista, l’odore e il gusto del cibo, indipendentemente dallo stato interno di fame e sazietà. Gli external eaters mangiano in risposta ai food cues ambientali, come la vista, l’odore e il gusto del cibo (Schachter, 1971). E in un ambiente come quello attuale, sovraccarico di food cues (basti pensare alle ricorrenti pubblicità di cibi altamente invitanti, ma anche altamente calorici, di famose catene di fast food che si ritrovano su giornali, televisione, social media), i freni inibitori degli external eaters sono fortemente messi alla prova. 

La teoria della restrizione, attribuisce la causa dell’abbuffata alla dieta restrittiva (Herman & Polivy, 1975). Questo paradosso si basa sul concetto del peso corporeo naturale, un range di peso corporeo omeostaticamente preservato dall’individuo. Tentativi di abbassare il peso corporeo mediante la restrizione dell’introito calorico danno il via a difese fisiologiche, come un abbassamento della velocità metabolica (Goldsmith et al., 2010; Major, Doucet, Trayhurn, Astrup, & Tremblay, 2007) e una costante sensazione di fame. Quando l’autocontrollo è minato da fattori disinibitori, come l’alcol, l’ansia, la depressione o il consumo di cibi ipercalorici, la determinazione cognitiva nell’essere a dieta può venire facilmente abbandonata (Herman & Polivy, 2004). Può quindi succedere che questo controllo venga inibito, portando il soggetto per compensazione a mangiare eccessivamente (Polivy & Herman, 1985). 

In un’ottica olistica, potrebbe essere sensato considerare l’interazione tra queste tre teorie sull’eziologia delle abbuffate. È molto plausibile che un soggetto affamato dalla dieta, triste e che sente odore di cibo, si perda in un’abbuffata e che tutte e tre le condizioni abbiano influito, in modo diverso, sulla genesi dell’abbuffata. 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

  • American Psychiatry Association (2013). Diagnostic and Statistical Mental of Mental Disorders, 5th ed. (DSM-5). Washington, DC: American Psychiatry Association. Trad. ital.: DSM-5, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Milano: Raffaele Cortina Editore. 
  • Bruch, H. (1973). Eating Disorders: Obesity, Anorexia Nervosa, and the Person Within. New York (NY): Basic Books.
  • Goldsmith, R., Joanisse, D.R., Gallagher, D., Pavlovich, K., Shamoon, E., Leibel, R.L., & Rosenbaum, M. (2010). Effects of experimental weight perturbation on skeletal muscle work efficiency, fuel utilization, and biochemistry in human subjects. American Journal of Physiology, Vol. 298(1): R79–R88. DOI: 10.1152/ajpregu.00053.2009
  • Herman, C. P., & Polivy, J. (2004). The self-regulation of eating. Theoretical and practical problems. In R.F. Baumeister, & K.D. Vohs (Eds.), Handbook of selfregulation. Research, theory and applications (pp. 492–508). New York: Guilford Press.
  • Major, G.C., Doucet, E., Trayhurn, P., Astrup, A., & Tremblay, A. (2007). Clinical significance of adaptive thermogenesis. International Journal of Obesity, Vol. 31: 204–212.
  • Niego, S.H., Kofman, M.D., Weiss, J.J., & Geliebter, A. (2007). Binge eating in the bariatric surgery population: A review of the literature. International Journal of Eating Disorders, Vol. 40(4): 349-359.
  • Pinaquy, S., Chabrol, H., Chantal, S., Louvet, J.P., & Barbe, P. (2003). Emotional Eating, Alexithymia, and Binge-Eating Disorder in Obese Women. Obesity Research, Vol. 11(2): 195-201
  • Polivy, J., & Herman, C.P. (1985). Dieting and binging: A causal analysis. American Psychologist, Vol. 40: 193–201.
  • Sansone, R.A., Schumacher, D., Wiederman, M.W., & Routsong-Weichers, L. (2008). The prevalence of binge eating disorder and borderline personality symptomatology among gastric surgery patients. Eating Behaviors, Vol. 9(2): 197-202.
  • Schachter, S. (1971). Some extraordinary facts about obese humans and rats. American Psychologist, Vol. 26: 129–144.
  • Walsh, B.T., & Boudreau, G. (2003). Laboratory studies of binge eating disorder. International Journal of Eating Disorders, Vol. 34(S1): S30-S38.