Salta al contenuto principale

Gender-based-violence

                                        The Cave of the Abdo-Man, Carl Warner

“You can put you guard down for a moment.” Siamo a metà degli anni '80, a scrivere è Edward Gondolf e si sta rivolgendo direttamente a tutti gli uomini che sappiano di aver agito violenza o temano di poterla agire in futuro. "Man to Man: A Guide for Men in Abusive Relationship" di Edward Gondolf è il primo manuale rivolto agli “offenders” ed è costituito da linee guida dal taglio colloquiale che mettono in discussione l'applicabilità degli strumenti usati nella classica terapia familiare e di coppia nel trattamento dei maltrattanti.

A seguito di circa dieci anni di lavoro il Dott. Gondolf, sociologo e criminologo della Indiana University of Pennsylvania, iniziò a diffondere le conclusioni dei primi programmi di intervento sui maltrattanti ed a sviluppare un modello di riferimento per i centri responsabili della presa in carico dei “batterers”. Le ricerche di Gondolf e coll. evidenziarono che la maggioranza degli uomini trattati non presentavano parametri comportamentali sintomatologicamente riconducibili ai soli disturbi di personalità. Tale evidenza statistica portò ad ipotizzare che ci si trovasse di fronte ad una questione nella quale erano coinvolti tutti gli uomini nella loro “normalità”, e che fosse quindi necessario distaccarsi anche da un approccio all'”uomo violento” come mera espressione di un'eccezione all'interno del genere maschile, magari malata , patologica; quella stessa eccezione che ancora oggi attira molto l'attenzione del grande pubblico nella cronaca giornalistica. La questione da un punto di vista psicoterapeutico divenne perciò il modo in cui leggere la violenza, magari sottile o ancora espressa solo nei microcomportamenti maschili, all'interno delle “normali” relazioni di comunicazione in famiglia e di coppia. Negli Stati Uniti durante gli anni '90 si moltiplicarono i programmi di intervento con i maltrattanti e si andò diffondendo anche in Europa un'attenzione sempre maggiore per i “perpetrators”, oltre che per le vittime di violenza.Un passaggio focale nello studio del comportamento dei maltrattanti è stato fatto con la pubblicazione di Michael Johnson dell'articolo “Patriarchal Terrorism and Common Couple Violence: Two Forms of Violence against Women “. Con questo studio Johnson, partendo da risultati di ricerche quantitative e qualitative nelle case rifugio, teorizzò due principali tipologie di possibile violenza agita nelle relazioni di coppia: “common couple violence”- situazioni di conflitto di coppia dove la violenza è reciprocamente agita e “patriarchal terrorism” - situazioni di conflitto di coppia dove l'uomo agisce forme di violenza psicologica o fisica sulla base della sua identificazione con una cultura patriarcale dei ruoli.A livello europeo la questione della violenza domestica e di genere è stata definita dalle Nazioni unite come le Nazioni Unite la definiscono “un qualsiasi atto di violenza di genere che provoca, o potrebbe provocare, un danno fisico, sessuale o psicologico o una sofferenza alle donne, incluse le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che si verifichino in pubblico o in privato.” (ONU, 1993). In seguito la Raccomandazione del Consiglio d'Europa a protezione delle donne dalla violenza adottata il 30 aprile 2002 si è costituita come il primo strumento internazionale per proporre una strategia per prevenire la violenza di genere. Il 5 aprile 2011, il Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione sulle priorità e sulla definizione di un nuovo quadro politico dell'Unione Europea, e ha ribadito in materia “la necessità di lavorare tanto con le vittime quanto con gli aggressori, al fine di responsabilizzare maggiormente questi ultimi ed aiutare a modificare stereotipi e credenze radicate nella società che aiutano a perpetuare le condizioni che generano questo tipo di violenza e l'accettazione della stessa.”I più importanti programmi di intervento di terapia per i maltrattanti a livello europeo e mondiale sono attualmente: ATV/ Alternative to Violence (Alternativ til Vold), Oslo, Norvegia ; EMERGE, Boston, Stati Uniti; EVOLVE, Winnipeg, Manitoba, Canada ; DAIP -Domestic Abuse Intervention Project- Modello Duluth, Minnesota, Stati Uniti ; IreS - Fundacion Instituto de Reinsercion Social - Barcellona, Spagna ; MOVE - Men Overcoming Violence, Irlanda; NTV - Not To Violence, Victoria, Australia; RESPECT-To end domestic violence,Londra, Inghilterra; VIRES, Ginevra, Svizzera.
L’Italia è rimasta a lungo assente dal panorama internazionale del trattamento ai maltrattanti, ma la lettura che occorre fare della realtà del nostro Paese deve essere attenta alle sfumature e ai dettagli per evitare di cadere nello stereotipo dell'“arretratezza”. Il femminismo – o meglio, dovremmo parlare delle diverse componenti che vanno a formare il movimento femminista – per molti anni non ha guardato alla violenza domestica dal punto di vista “maschile” temendo di riportare in primo piano un'idea della donna “debole”, idea combattuta duramente durante le lotte per l’emancipazione femminile.Da questi presupposti, nel dicembre del 2004, si è costituita l’Associazione Cerchio degli Uomini con le finalità di favorire lo sviluppo della comunicazione tra uomini, promuovere un atteggiamento maschile consapevole, contribuire al passaggio da una società basata sulla logica della prevaricazione e dell’annullamento delle differenze, a una post-patriarcale, improntata alla consapevolezza e valorizzazione delle differenze e al riconoscimento dei diritti.La violenza di genere ha assunto per la prima volta rilevanza pubblica e nazionale nel 2006, iniziando a trovare una qualche attenzione anche da parte dei media in occasione della Giornata internazionale contro la violenza del 26 Novembre attraverso la “Campagna Nazionale del fiocco bianco”, promossa in particolare dall' Associazione Artemisia di Firenze, in collaborazione con enti locali e con altre associazioni attive a tutela dei diritti umani. Attualmente anche dove i Programmi rivolti agli offenders non sono a gestione pubblica, ma creati e condotti da associazioni (ONG) private, il loro operato avviene in interazione con le istituzioni pubbliche, a cominciare dagli organi di polizia e dal sistema giudiziario.Per quanto siano tutte di recente formazione, è certamente utile fare un breve elenco dei principali centri italiani che si sono attivati elettivamente in quest'ambito e che offrono attualmente programmi per i maltrattanti:Trieste “Interpares”; Bergamo “Uomini Non Più Violenti”; Brescia “Associazione Cerchio Degli Uomini”; Bolzano e Rovereto “Il Consultorio per gli uomini”; Milano “Uomini non più violenti”; Torino “Sportello telefonico per l’ascolto del disagio maschile”; Bologna “Progetto MUVI”; Ferrara "Centro di Ascolto Uomini MAltrattanti"; Forlì “CTM”; Modena “LDV Liberiamoci dalla violenza”; Firenze “CAM Centro Ascolto Maltrattanti” ; Pisa “Nuovo Maschile”; Livorno “ AssociazioneLUI” ; Genova “Il lato oscuro – l’altro aspetto della sofferenza”; Roma, Solidea “Relazioni libere dalla violenza”; Caserta “Cooperativa EV."Le metodologie di lavoro adottate nei centri italiani combinano obiettivi di “recupero” dei maltrattanti, pratiche di lavoro e modelli teorici di riferimento simili, ma non identici.La maggioranza degli interventi partono da una prima fase di assessment (accertamento) del rischio e delle effettive possibilità di riuscita del percorso “psico-socio-educativo”, i cui principali fini sono riassumibili nei seguenti punti: assunzione di responsabilità per i propri comportamenti e per il proprio malessere, individuazione di strategie di interruzione dei comportamenti violenti (ad es.: riconoscimento segnali anticipatori; time out); esercizi di gestione delle emozioni negative (rabbia, aggressività, ansia, etc.) ; sviluppo di strategie per evitare la violenza futura, costruzione di modelli alternativi di relazione con la partner; riflessione sui modelli genitoriali e sul loro possibile arricchimento; sviluppo di capacità empatiche, modifica delle convinzioni e valori sulla mascolinità.La partecipazione può essere volontaria o obbligatoria (ingiunta dal Tribunale), ma la decisione ultima sull’avvio del percorso può anche esser presa dagli operatori che gestiscono direttamente l’intervento.Dopo la prima fase, il partecipante spesso si assume la responsabilità di un accordo, più o meno formale e strutturato - laddove non sia stato fatto oggetto di un invio coatto del Tribunale – in base al quale può essere determinata la sua espulsione dal programma.Viene utilizzato in maniera diffusa il lavoro di gruppo, che può essere accompagnato da un supporto individuale per il partecipante. I gruppi possono essere aperti o chiusi, ossia il partecipante può inserirsi all’interno del gruppo in qualunque momento o viene di volta in volta creato un nuovo gruppo. La preferenza per il trattamento in gruppo è correlata all'impostazione “psicoeducativa” tipica soprattutto dei programmi di ispirazione anglosassone, secondo la quale la violenza è un comportamento appreso culturalmente e che socialmente occorre disimparare.L’approccio più utilizzato è di tipo cognitivo-comportamentale, sono attivi anche operatori con orientamento interpersonale, psicodinamico e sistemico; c'è accordo nell'escludere il ricorso a terapie di coppia, o alla mediazione familiare, per protezione non solo della donna, ma anche e soprattutto di eventuali figli.Le equipe che si occupano di maltrattanti spesso si avvalorano delle competenze di criminologi, oltre che psicoterapeuti, psicologi, psichiatri, assistenti sociali, educatrici e avvocati.
Immagine rimossa.
La prima associazione fondata in Italia dedicata ai programmi di intervento sui maltrattanti è stata proprio l'associazione onlus CAM – “Centro Ascolto Maltrattanti” Firenze 2009. Al centro fiorentino è stata data un’organizzazione orientata a focalizzarsi sulla valutazione della motivazione al cambiamento del maltrattante, a cui si accompagna la valutazione della situazione di rischio e pericolosità per la vittima; un monitoraggio dei comportamenti dei maltrattanti che si ritiene di dover effettuare tramite il contatto con le partner e in collaborazione con i servizi sociali, le forze dell’ordine e i Centri antiviolenza. L' attività del CAM ha traghettato la crescente attenzione, anche sul nostro territorio pisano, per la presa in carico “preventiva” di uomini e ragazzi che abbiano agito, agiscano, o temano di poter agire qualsiasi forma di violenza e/o controllo verso il partner o i membri della propria famiglia; uomini e ragazzi che desiderano l'opportunità di condividere la loro esperienza, per potersi confrontare e ricevere sostegno allo scopo di divenire figli, padri e partner migliori. Proprio sulla scia dell'attività del CAM è stata fondata, alla fine del 2012, a Pisa, l'associazione “Nuovo Maschile”, la quale si propone di dare un contributo all'interno del nostro territorio per la prevenzione contro la violenza di genere rivolgendosi a ragazzi o uomini “con un passato o un presente di violenza”.L'intenzione più consolidata da parte degli operatori che si occupano di trattamento della violenza di genere è quello di tenere fede ad un approccio scientifico e critico, evidence based, volto allo studio e alla valutazione degli interventi come pure al loro miglioramento attraverso la promozione di progetti di ricerca territoriali e la conoscenza dei dati che da essi emergono.Si ricordino a tal proposito le conoscenze neuroscientifiche conseguite con gli studi del Prof. Pietrini, Psichiatra e Presidente del nostro corso di Laurea Magistrale, che già nel 2000 insieme a Guazzelli pubblicò “Neural correlates of imaginal aggressive behavior assessed by positron emission tomography in healthy Subjects.”  fino ai più recenti contributi come “Il Cervello "Violento" alla luce delle recenti acquisizioni delle neuroscienze.” A livello internazionale si considerino invece esemplari gli studi proseguiti in materia da Gondolf , Murray A. Straus, Sandra Jo Wilson, Mark W. Lipsey, o Rachael E. Collins.
Ho voluto fortemente trattare nel primo articolo della rubrica “Sessualità e affettività” la tematica, così delicata e controversa, del trattamento rivolto ai maltrattanti; l’ho voluto perché ritengo che sia fondamentale per noi studenti avere una visione il più possibile integrata tra le conoscenze neuroscientifiche che avanzano su ogni ambito di interesse psicologico, senza però, mai, perdere di vista le nuove prospettive cliniche, volte alla riabilitazione del benessere della persona nella sua affettività.


BIBLIOGRAFIA E. W. Gondolf, D. M. Russel, "Man to Man: a guide for Man in Abusive Relationship" Human Service Institute, New York, publishing, by Sulzburger & Graham Publishing, LTD, 1987/1994
M. P. Johnson, Patriarchal Terrorism and Common Couple Violence: Two Forms of Violence against Women “ nel Journal of Marriage and Family”, Vol. 57, No. 2 (May, 1995), pp. 283-294. Fals-Stewart, William; Leonard, Kenneth E.; Birchler, Gary R. “The Occurrence of Male-to-Female Intimate Partner Violence on Days of Men's Drinking: The Moderating Effects of Antisocial Personality Disorder” Journal of Consulting and Clinical Psychology, Vol 73(2), Apr 2005, 239-248. ONU, Articolo 1, “Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza nei confronti delle donne”, 20 dicembre 1993 (A/RES/48/104) REC, Raccomandazione del Consiglio d'Europa Rec 5 (2002), Comitato dei Ministri agli stati membri per la protezione delle donne contro la violenza, par. 50-53, 30 Aprile 2002
Risoluzione del Parlamento Europeo, 5 Aprile 2011, in materia di lotta alla violenza contro le donne (2010/2209 INI) Jeffrey L. Edleson, Ph.D “Groupwork with men who batter: what literature indicates”; National Online Resource Center on Violence Against Woman, Febrary 2012 R.W.Connell , “Questioni di genere”, Il Mulino, Bologna 2006 (Gender, Polity Press, Cambridge 2001) E.Ruspini,  “Donne e uomini che cambiano. Relazioni di genere, identità sessuali e mutamento sociale”, Milano, Guerini e Associati, 2005 A. Bozzoli, M. Mancini, M. Merelli, M. G. Ruggerini, “Uomini abusanti. Prime esperienze di intervento e riflessione in Italia” LeNove S.r.l. Studi e ricerche sociali
G. Grifoni, “Non esiste una giustificazione. L’uomo che agisce violenza domestica verso il cambiamento”, 2013, Romano Editore P. Pietrini “Neural correlates of imaginal aggressive behavior assessed by positron emission tomography in healthy Subjects.” The American Journal of Psychiatry, 157:1772-1781, 2000 P.Pietrini “Il Cervello "Violento" alla luce delle recenti acquisizioni delle neuroscienze.” BrainFactor, 18 marzo 2012 . Rachel E. Collins “The effect of gender on violent and nonviolent recidivism: A meta-analysis” Journal of Criminal Justice Volume 38, Issue 4, Pages 675–684, July–August 2010 Sandra Jo Wilson, Mark W. Lipsey, “School-Based Interventions for Aggressive and Disruptive Behavior Update of a Meta-Analysis”; V33(N 2S) Pages130-143American Journal of Preventive Medicine, 2007 Straus, Murray A. "Gender symmetry and mutuality in perpetration of clinical-level partner violence:Empirical evidence and implications for prevention and treatment." Aggression and Violent Behavior 16:279-288. 2011
                                                  Sitografia
http://www.work-with-perpetrators.eu http://www.lexop.orghttp://www.cerchiodegliuomini.org http://www.fioccobianco.it http://www.centrouominimaltrattanti.org/